La luce che migliora il vino: più qualità in vigneto e riduzione dei trattamenti anticrittogamici
Una ricerca dell’Dipartimento di Scienze Agrarie, Alimentari e Agro-ambientali (DiSAAA-a), Università di Pisa condotta nella tenuta dell’Ornellaia, a Bolgheri in Toscana mostra che l’uso mirato dei raggi UV-C può rendere le uve più ricche di colore e aromi, senza penalizzare la produzione.
La luce ultravioletta C utilizzata per il contenimento dello sviluppo dei patogeni e la riduzione dell’utilizzo dei prodotti chimici per la difesa, può anche migliorare la qualità dell’uva, rendendo i vini più intensi nel colore e più profumati, senza incidere sulla resa produttiva. È questo il risultato di una ricerca dell’Università di Pisa pubblicata sulla rivista scientifica internazionale Plants (https://doi.org/10.3390/plants15020298).
Lo studio, realizzato su vigneti di Cabernet Sauvignon nella Tenuta dell’Ornellaia, a Bolgheri in Toscana, ha dimostrato che applicazioni aggiuntive di luce UV-C durante la fase di maturazione delle uve stimolano la pianta a produrre una maggiore quantità di composti naturali responsabili del colore e del profilo aromatico delle uve e del vino. Le uve trattate presentano infatti concentrazioni più elevate di antociani e flavonoli, sostanze che contribuiscono a vini dal colore più intenso e stabile nel tempo, e un aumento di composti aromatici che rendono il vino più complesso e profumato. Allo stesso tempo, non sono emerse differenze significative negli indici vegetato-produttivi della pianta né nella quantità di uva prodotta.
“Sapevamo che la luce UV può stimolare la pianta a produrre molecole legate alla qualità delle uve, ma fino a oggi questi effetti erano stati osservati soprattutto in laboratorio», spiega Claudio D’Onofrio, professore di viticoltura al Dipartimento di Scienze Agrarie, Alimentari e Agro-ambientali (DiSAAA-a), Università di Pisa e coordinatore della ricerca. «In questo lavoro abbiamo dimostrato che, anche in condizioni reali di vigneto, è possibile aumentare colore e aromi delle uve senza penalizzare la produzione con dei trattamenti aggiuntivi di UV-C rispetto a quelli utilizzati con obiettivo di contrastare lo sviluppo dei patogeni. È un risultato interessante perché utilizza una tecnologia già esistente in modo più consapevole e mirato”.
La ricerca è stata oggetto dell’attività di tesi per la laurea magistrale Innovazione Sostenibile in Viticoltura ed Enologia del Dott. Daniele Ghidotti, discussa a febbraio 2024.




